sabato 27 luglio 2013

Estate. No, non la canzone orrenda di Giusy Ferreri.

Rieccomi a scrivere su queste pagine virtuali dopo aver consumato un po' delle mie tanto agognate ferie.
E' trascorso quasi un mese da quando sono arrivata qui dalla Francia e quasi non me ne sono accorta. Le giornate trascorrono in fretta ed io ho sempre un po' quella dannata paura di far scivolare via questa stagione per poi sentirne la mancanza prima del previsto. Non ho fatto molto di ciò che mi ero proposta di fare durante questo periodo: un paio di fumetti brevi, un'illustrazione, inchiostrare/cominciare a colorare il fumetto di tesi, eppure per una volta ho eliminato quel mostriciattolo terribile che è il senso di colpa. Questa è l'ultima estate veramente libera. Per l'ultima volta nella mia vita sarò studentessa e quindi il non lavorare è una condizione accettabile quanto fare delle ferie lunghe due mesi. Ho pensato di voler fare un fumetto che si svolgesse durante un'estate. Mi ero già proposta di trascorrere delle giornate nella pineta a copiare e modificare il paesaggio che avrebbe fatto da sfondo alla mia storia, ma magari lo farò quando l'estate sarà finita e sentirò nostalgia di questi luoghi, o forse nel mese di agosto che mi sta aspettando a braccia aperte, oppure mai. Chi può dirlo? Sto imparando ad amare la mia città. Penso che per amarla davvero chiunque dovrebbe andarsene per un po' così da non vedere solo il lato routinario della questione. E' chiaro che in una città di medie dimensioni si vedranno gli stessi volti prima o poi, come è chiaro che ci saranno le serate con quattro eventi differenti ed altre che proporranno il mortorio in centro, ma Trieste, per esempio, è un tripudio di luci e contrasti che ancora oggi riesce a mozzarmi il fiato. A Trieste posso passeggiare per il centro vedendo praticamente sempre il mare, e anche quando non lo vedo il suo odore c'è. Mi piace la rinnovata semplicità dei triestini, che anziché andare in questo o quel bar imparano a fare aperitivo nella baracchina sul mare d'estate. Musica e teli a terra. Chi se ne frega, basta stare con gli amici, e magari ci scappa pure una chitarra. Mi piacciono le zone nascoste, le strade ampie quando si va verso l'altipiano, lo spritz con l'acqua e il divertimento che riesce a provocare ai ragazzi di qui l'olimpiade delle clanfe, ovvero l'olimpiade dei tuffi di pancia. Quelli che riescono allo stesso tempo farti un male assassino e farti sentire un completo imbecille, mica roba da poco!
A parte questo, durante la mia permanenza ho letto già un paio di libri. Roba leggera, ma sono sempre in vacanza... Medito di leggerne altri 3, ma qualora non ce la farò, poco male, ho ripudiato il mostriciattolo del senso di colpa, no? Non mi preoccupo di sentire amicizie poco meritevoli né di dire in faccia ad alcune persone "ti ho cancellato dagli amici di Facebook perché non ci sentivamo da anni". Chi se ne importa, questa è la mia ultima estate e voglio che sia esattamente così. Semplice, leggera, bella da vivere.



Foto estive. Trieste by Night (ovvero "non si capisce un accidente), una barca che fa molto nostalgia portami via e il tramonto dopo una giornata di tuffi in mare per difendersi dai 40 gradi


Illustrazioni random per "Il biplano e la cometa".

Non mi ricordo se l'avevo già postata ma siccome oggi è stata una giornata di mare... Mi sembra doveroso.


domenica 7 luglio 2013

Solo polemica

Quest'estate è cominciata in modo assolutamente frenetico. Nello specifico posso quasi affermare che la mia estate cominci da domani. Dopo il ritorno dalla Francia ho avuto qualche giorno di finto relax tra una giornata di mare ed una a Milano per vedere una mostra dedicata alla storia del manga, ma per il resto solo tanta tensione per un esame andato poi a buon fine e stress da smaltire per le ore di viaggio (calcolate intorno alle 25 ore in una settimana) accumulate.
Non so se l'ho già detto, ma l'ultimo giorno utile di tirocinio ho avuto il piacere di andare insieme al mio tutor a stampare quello che sarebbe stato il mio fumetto d'esame. La location era una stamperia apparentemente di bassa qualità. Quelle che sono per metà cartolerie e già che ci sono stampano qualche volantino se capita, per intenderci. Alla fine della fiera, e dopo un errore di stampa, il risultato mi è piaciuto. I colori delle tavole erano accesi come volevo e com'era giusto per una sorta di coerenza narrativa, quindi sono uscita di lì col sorriso. Inoltre lo stesso giorno il mio tutor ha scritto una mail all'ufficio erasmus per comunicar loro che in due mesi non avevo creato problemi ed ha scritto cose molto gentili sul mio conto. Inutile dire che mi si è accartocciato il cuore all'idea di dovermene andare di lì.
Lo ripeterò sino allo sfinimento, sono una persona nostalgica. Il giorno dell'esame, poi, mi è capitato di rivedere un individuo che per me è una sorta di figura leggendaria. Un tizio che avevo visto per la prima volta durante il mio esame di ammissione in accademia, nel lontano 2008. L'ho rivisto ancora una volta credo, e forse in occasione della mia laurea o dell'ammissione. Non ricordo. Beh, non è cambiato di una virgola e pure i suoi vestiti sono rimasti gli stessi. In ogni modo è stato un déjà vu forte. A tre esami dalla fine del tutto lo rivedo, da non crederci, e pensare che costui credo non sia nemmeno uno studente dell'accademia ma solo un fidanzato/amico di qualcuno che vi studia all'interno. Ormai per me è una sorta di Caronte della mia esperienza universitaria.
Durante la mia giornata a Milano, invece, sono andata insieme al mio uomo prima alla mostra sui manga e poi, siccome avanzava tempo, in quella che spacciavano per una mostra gratuita sul fumetto ed illustrazione. Era poi una mini mostra di tavole di Zerocalcare e delle illustrazioni su un concorso che non c'entravano un accidente. Al piano successivo, volendo, c'era pure un'altra mostra che riguardava i fumetti dal Belgio tipo i Puffi.. Tra un po' ci mettevano pure l'Underground e i fumetti del "Corriere dei piccoli" e la cozzaglia era quasi completa. Ma la cosa che mi ha stupito è stato vedere un ragazzino che guardava con aria rapita i fumetti di Zerocalcare, che eran poi delle tavole originali. Mi sono chiesta se alla sua età anch'io ho/avrei reagito così. Se lui grazie a quella giornata vorrà far del fumetto... Sarebbe stupendo, no?
Ad ogni modo, volendo parlare della mostra sul manga, devo ammettere di essere rimasta un po' delusa. Ovviamente queste sono riflessioni che ho fatto dopo. La giornata era decisamente bella e io vedendo disegni dall'oriente ed un tizio che si spacciava per colui che disegnava i personaggi di Evangelion (ma per quanto ne so sarebbe potuto essere un giapponese qualunque)  ero contenta cosi. Però è anche vero che, essendo obbiettivi, far pagare 7,50€ il biglietto ridotto per vedere delle stampe è simile ad una truffa. La cosa brutta è stato il modus operandi di tal truffa. Infatti i furboni hanno ben pensato di stampare le tavole du fogli simili ai Fabriano F4 per far sembrare la cosa un po' più realistica. Ma era palese che fossero stampe. Dico io, se vuoi farmi vedere delle tavole stampate almeno non cercare di spacciarmele per tavole originali che poi magari qualcuno ci crede pure. Aggiungiamoci poi che la mostra era assolutamente disorganizzata e priva di un percorso tematico o di ordine cronologico, e che il tizio che spacciavano per Sadamoto faceva autografi solo su prenotazione e comunque su cartoline pre-stampate....  Insomma, l'organizzazione era un bel po' truffaldina a mio avviso.
Ripeto, comunque, la giornata è stata decisamente positiva ed il caldo milanese con la stanchezza dell'ora a camminare sotto il sole verso mezzogiorno mi ha temprata.
Ora però c'è da pensare al mare, al relax, al disegno per la mia tesi e poco più.
Finalmente.


lunedì 1 luglio 2013

Ho messo via.... Luglio.

"Ho messo via" è il titolo di una canzone di Ligabue. Stamattina mentre pulivo un po' in casa, me la canticchiavo. Luglio è sempre stato il mio mese preferito, il mese clou dell'estate, a mio avviso.
Dunque il post si intitola così, perché per quanto luglio sia sempre stato il mio mese preferito, oggi ufficialmente la mia coinquilina non è più la mia coinquilina. Come se non bastasse ho ben pensato di mettermi a rovistare tra i vestiti vecchi e donare quelli in buono stato a chi ne ha bisogno. Ho tirato fuori queste magliettine come andavano quando avevo 15 anni. Quelle della marca REDS che costavano poco ma erano cool, ed adesso forse quella marca non esiste nemmeno più. Essendo una persona nostalgica mi ha fatto molto strano tirar fuori dall'armadio la mia adolescenza. Mi immaginavo a 15 anni ad andare a scuola con quegli abiti addosso e sentirmi sempre fuori posto comunque, anche quando il look era come quello degli altri. Ieri ho fatto un viaggio di 15 ore e mezzo e finalmente sono a Trieste. La città mi ha accolta con un caldo estivo di cui sentivo l'esigenza mentre ero a Grenoble. Mi sono resa conto che finalmente è estate, insomma. Il viaggio è stato praticamente un incubo, non tanto per le ore di viaggio quanto per la maleducazione delle persone. Alcune si sono messe ad insultare l'autista che non voleva aspettare che 25 anime andassero in bagno per partire visto che il Frejus avrebbe chiuso e avremmo dovuto aspettare un'altra ora prima della riapertura. Dietro al mio sedile c'era un bambino che puzzava come una fogna e la gente già che c'era si cavava le scarpe. Insomma, se non avessi avuto la bellissima visione di un'alba perfetta direi che è stato un viaggio pessimo, ma appunto, non lo posso dire. Non del tutto.
Peccato solo non esser riuscita a fare una foto.
Oggi ho cucinato una ricetta nuova senza colesterolo per mia madre. Erano una specie di polpettine di ricotta con pomodori pelati. Devo ammetterte che nonostante qualunque previsione sono venute piuttosto buone e lei ne era felice. Insomma, sono a casa. Con le sue cose belle, con le sue cose negative. Ma son pur sempre le mie cose.

Ora devo solo trovare il modo di disegnare tanto come quand'ero in Francia. Uhm...

domenica 23 giugno 2013

La macchina del tempo

Tra una settimana sarò a casa, o meglio, tra una settimana finirà la prima parte del mio tirocinio in Francia. Non mi par vero, è un po' come quando prepari una torta e ci metti delle ore per poi vederla sparire in dieci minuti, mangiata con voracità dalle persone care. Grenoble mi sta lasciando tanto, e devo ammettere che se c'è una cosa che mi spaventa molto all'idea di allontanarmi da qui è la persone che riesco ad essere. In un certo senso ho fatto un salto nel passato, ma ho ripreso in mano quei lati che a 15 anni odiavo di me, perché in fondo mi mancavano. Trascorro delle giornate intere a disegnare, cosa che non capitava da anni. Se leggo un fumetto ho più voglia di disegnare che di finire la storia, anche quando si tratta di qualcosa di bellissimo come una graphic novel di Toppi. Qui mi posso permettere di essere impacciata senza dita puntata contro. Non ho bisogno di dimostrare niente a nessuno e non sento la necessità di venire apprezzata o meno. A parte questo, per completare il tuffo nel passato, ho rivisitato i miei 12 anni guardando un film che all'epoca mi piaceva moltissimo: "Ragazze a Beverly Hills". All'epoca sognavo di essere bella e bionda e avendo dodoci anni non trovavo estremamente deprimenti i comportamenti delle protagoniste, due vere oche giulive. Ma penso fosse l'età, e ad ogni età i suoi sogni. E' stato bello rivedere quei costumi retrò, e sentir parlare di soldi come se fossero biglie senza valore, si respiravano gli anni '90. Successivamente per curiosità ho letto la biografia dell'attrice Alicia Silversted ed ho scoperto che ha fatto poco dopo quel film per motivi personali. E pensare che io la reputavo l'ideale irraggiungibile. Un po' come Ai Yazawa, ora che ci penso. Che io porti sfiga? Oltre a questo film, che comunque mi ha restituito una tenerezza incredibile, ho anche riesumato The O.C, telefilm che andava moltissimo 7-8 anni fa. All'epoca non mi piaceva granché, lo trovavo la brutta e volgare copia di Dawson's Creek, con tanto di protagonisti che "ce le han tutte loro". Credo ancora nell'ultima di queste opinioni, ma per il resto devo ammettere che il retrogusto che ti lasciano molte puntate è azzeccato. Mi ricorda quando ero adolescente io e guardavo incantata il mare che diventava arancione al tramonto e aspettavo arrivasse alla più intensa della sua saturazione per fare il bagno e dirmi che avevo fatto il bagno Nel tramonto. Non AL, ma Nel. Frivolezze, ma mi facevano stare bene. Forse era un discorso sempre legato al mio essere nostalgica, al salutare l'ennesima giornata d'estate arrivata al suo termine. Ricordo con toni molto particolari l'adolescenza, i piccoli e grandi drammi quotidiani, la voglia di scappare, di restare, di trovare un posto per poter dire che fosse il mio posto. Igort direbbe che l'adolescenza non va raccontata, ma a me piacerebbe incanalare quelle sensazioni, custodirle da qualche parte, insieme all'arancione di quei tramonti e la sua saturazione, che mano a mano, negli anni, va ridimensionandosi, diventando semplicemente di un arancione tiepido, e poi nulla più.

 Olivia Wilde, quella che ad oggi considero l'attrice più bella che ci sia.
 Mignon and the baguette. Due cose che faccio alla fermata del tram: copiare cartelloni pubblicitari e cominciare a smangiucchiarmi la baguette appena presa





Schizzi e varie per la tesi. Sto imparando piano piano a conoscere i personaggi, che non sono i miei personaggi. L'atmosfera attorno a loro, le sensazioni che voglio trasmettere grazie alla loro presenza.

giovedì 20 giugno 2013

My stupid Sketch

 Oggi c'è stato il diluvio universale. E' durato sei minuti. Giusto il tempo di andare dallo studentato alla fermata del tram ed ero zuppa. La cosa bella è stata che c'era un tizio che mi guardava strano, in realtà io stavo ridendo. Ancor peggio quando ho acceso il lettore mp3 e c'era esattamente la canzone che avrei voluto sentire
 Ode al Cordon Bleau francese. Era di discount, sarà stata la fame, ma mi è sembrato eccelso
Mi chiedo perché il libriccino dove faccio gli sketch puzzi di patatine al formaggio dal giorno in cui l'ho comprato. Ho qasi paura ad aprire l'altro (si, ne ho comprato un altro nella speranza di riempirli tutti!)

Avrei voluto farle la foto, ma il primo giorno non avevo nulla per farla. Il secondo c'era seduto un vecchio sopra, il terzo non c'era più. Qualcuno ha ben pensato di mettere alla fermata dell'autobus una sedia con 3 gambe, poggiando il moncone sul panettone di cemento che tiene ferma la fermata provvisoria. Mi è venuto in mente il tormentone che girava su Facebook "Fidatevi di me, sono un ingegnere"... Però interessante, sembrava quasi una protesta per la mancanza di panchine. E io voto Si alle panchine.
Il fiume mentre passavo col tram. Far sempre e solo delle fotografie non basta...

Me e il mio uomo in versione bebè. Lui mi immagina sempre coi capelli lunghissimi e rossi come ora (in realtà li avevo cortissimi e sul castano chiaro-biondiccio, il suo incubo) e io me lo immagino sempre con i piedi giganti. :D

Mi scuso per la pessima qualità delle scan, ma il mio povero scanner sta tirando le cuoia (o meglio, la cinghia) e non volevo farlo soffrire più di cosi.

 Avevo mille cose intelligenti da dire, ma attualmente non me ne viene in mente nemmeno una.
Dunque, per ora, buonanotte.



venerdì 14 giugno 2013

Torpore

Il torpore è quella sensazione talvolta piacevole, talvolta fastidiosa, per la quale una o più parti del corpo risentono di una sensazione di estraneità rispetto a tutto il resto. Calore, formicolio.
Attualmente mi trovo in un limbo, quasi svegliata dal torpore, ma non del tutto. Strana sensazione, più fastidiosa che piacevole.
Ho parlato con due professori per cambiare la tesi. Mi ha stupito vederli accondiscendenti in tal senso. Ci lavoro da un anno, ma sanno che può capitare un ripensamento. Ora si vedrà. Ho troppe idee in testa eppure mi sembra di non averne mezza. Ho voglia di disegnare, e se si potesse fare solo con le mani e non con la testa probabilmente produrrei decine di tavole. Ma il fumetto è testa e mani. Se manca uno dei due forse è meglio non azzardarsi. Da oggi cercherò il modo di svegliare del tutto la parte sopita. Per carattere non amo questa stasi. Vorrei darmi degli sberloni e urlarmi in faccia di svegliarmi, ma non basta, è una condizione mentale. E allora ho cominciato col dormire. Erano due settimane che dormivo poco e male. Poi mi prendo del tempo. Per fare colazione in silenzio, per scrivere su questo blog. Forse il passo dopo sarà disegnare, con la mente che si stiracchia. Nessun pensiero legato al futuro. Su cosa farò e soprattutto dove, tra qualche mese. Chi se ne frega. Disegna. Sarebbe bello.

 Il workshop con Igort è stato tanto interessante quanto motivante. "Essere un fumettista è essere un monaco. Ma è il lavoro più bello del mondo" e se te lo dice uno che ci lavora da trentacinque anni, come fai a non crederci? Lo aveva detto anche Vittorio Giardino. Igort mi ha impressionata per la sua grande cultura. Legge tantissimo, vede milioni di film. E allora io mi chiedo che cosa ne faccio del mio tempo. Perché alla fine delle giornate non riesco a fare un terzo delle cose che mi ero proposta, figuriamoci vedere un film? Lui è il genere di persona che vorrei diventare. Senza i baffi, intendiamoci. Ma io amo leggere e amo criticare. Vorrei un futuro che mi permettesse di disegnare e allo stesso tempo mi desse l'opportunità di avere tanti appigli, sapere di cosa parlo e poter citare riferimenti. Una volta leggevo molto di più, ora mi sembra di non avere il tempo, ma lo so che è tutta una scusa. Come il fatto di disegnare meno, e di non andare a correre. Dovrei ribaltare ogni cosa, decidere di dedicare un po' di tempo a tutto durante la giornata. Igort dice che bisogna disegnare almeno 12 ore al giorno. Poi mettici che devi lavorare. I conti non tornano e già vado in paranoia.
Vorrei fare la vita che vorrei.
Sembra banale, ma mi chiedo quanti lo facciano davvero. E non chiedo di vivere alle Seichelles e non fare nulla da mattina a sera, con il succo di mango trasportato in bocca da una lunghissima cannuccia, e un bel ragazzone di vent'anni che mi fa aria con la foglia di una palma. Chiedo di disegnare. Lavorare per vivere e comprarmi i materiali buoni per disegnare. Vivere da sola. Chiedo di trovare un po' di tempo per correre e per guardare un film alla sera, anche se a me la tv non piace. Me lo impongo, alcune cose VANNO VISTE. Tipo "The mission" che me lo dico da anni che lo guardo e ancora niente. Poi vorrei leggere un tot di libri al mese. Due se pesanti, tre se nella media, cinque se brevi. E poi racconti di ogni genere. Open your mind. Anche solo per dire "che schifo". Sarebbe già qualcosa, sarebbe già un punto di partenza per dire "questo genere di storia non vorrei mai farla a fumetti".
E mentre lo scrivo me ne rendo ancora più conto.
Devo svegliarmi da questo dannato torpore.

Bologna, mentre aspetto per delle ore mi metto a disegnare. Cosi mi abituo a disegnare gli sfondi, che evito come la peste bubbonica. E già che ci sono un ripassino delle mie adorate biciclette. Se fossi ricca e famosa, il consiglio che darei alle nuove generazioni di disegnatori sarebbe quello di fare del proprio incubo la propria ossessione. Io ci sto provando. E biciclette siano.



Un po' di studi di personaggi che non vedranno mai la luce probabilmente... Ma almeno si disegna!

Cose un po' meno serie.... Animaletti pucciosi.


E l'immancabile my stupid sketch.

venerdì 7 giugno 2013

Cose di casa

Mi piace più credere nel destino che nel caso.
Si può pensare che io sia ingenua, credulona o semplicemente scema, ma la verità è che se credessi che alcune cose sono lasciate al caso, mi incazzerei con il caso. Se si parla di destino penso sempre che ci sia una ragione, prima o poi capirò quale sarà. E se non la capirò, forse, aspettando mi dimenticherò di interrogarmi su questi perché. La cosa bella di avere una pessima memoria, l'hard disk è pieno, non ci sta dell'altra roba e qualcosa va a finire che viene eliminato senza che me ne accorga.
Ebbene, sono a Modena.
E' successo per una serie di bizzarri eventi. Ho accettato di venire in Italia mentre il mio tutor era in ferie così da poter stare un po' con la mia gente; poi sono arrivate allarmanti notizie sulle ultimissime lezioni di revisione prima della fine dell'anno (Nonché prima della tesi, dunque) e ho deciso di restare perché poi, la settimana prossima, ci saranno tre giorni di workshop obbligatorio altrimenti quelli dell'accademia non fanno laureare. Ricatto accolto, io ci sarò (avevo scelta?). Vorrei poter dire che sono contenta di essere qui e che il fatto di essere stata accolta da un caldo estivo mi rallegri alquanto, ma mentirei. E' stata una settimana complicata, che ha cambiato radicalmente il mio modo di pensare al futuro. Come già detto sono una persona ingenua, ma quando si tratta di amicizie mi rendo conto di mettere le mani avanti quasi come avessi sempre a che fare con dei criminali. Credo fermamente che se c'è l'amicizia ci sarà la fregatura, un po' come il vestito bellissimo che compri a 10€ e il giorno dopo le cuciture sono cosi sfilacciate che se ti va bene lo puoi usare come straccio per dar la polvere. Eppure, quando si trattava della mia coinquilina, non avevo dubbi o perplessità. Non c'era nulla che mi potesse far pensare che io e lei ad ottobre non saremmo tornate a lamentarci della casa fredda, dell'uomo del garage che sta sempre nel cortile a lavare la macchina urlando, della parrucchiera con i figli maleducati. Qualche sera avremmo preso la pizza da asporto perché di cucinare non ne avremo mai voglia, altre sere, quelle da festeggiare, saremmo andate a mangiar fuori. Che poi la pizzeria quella da mangiar fuori è appena poco più in là di casa, ma si esce comunque perché così si sta in pace per un po'. Dopo tre anni di convivenza e amicizia io sono caduta dalle nuvole e mi sono ritrovata a pensare ad ottobre senza di lei. Una casa vuota, una casa che non sarà più la mia casa. Avrei mandato al diavolo questo posto due anni e mezzo fa se non fosse stato per lei, ma ne valeva la pena di restare e non avrò mai rimpianti in
merito, nonostante le urla, i litigi e le serate no; che poi non erano mai no tra di noi ma sempre col resto del mondo.
Modena si è spenta sotto i miei occhi, dal nulla. Quasi mi stava piacendo questa città troppo piccola e un po' bigotta. Chi se ne frega se stasera si esce, torno a casa e sto con Giuliana. Ora non più. Lei se ne va e quando tornerò sarò di nuovo da sola a combattere per capire se val la pena provarci con le persone nuove oppure no. Di solito mi dico di no.
Ora l'idea di vivere qui mi spaventa. Ho amici che adoro, ma tornare a casa sarà come lo è stato per due anni, triste.
Ci si è messo poi il realizzare che quando tornerò in quel di Grenoble mancheranno solo un paio di settimane alla fine della prima parte del mio tirocinio e mi sembra di non aver realizzato nulla di che. Mi sembra che sia passato troppo in fretta quel momento che aspettavo da un anno, ed è passato con questo retrogusto aspro che non so far andar via dal palato.
Vorrei pensare con entusiasmo ad un autunno con un lavoro nuovo, senza impegni accademici e con il futuro tutto da decidere, eppure ora mi ritrovo a guardare con poco interesse le esperienze proposte dallo SVE per l'estero, sperando di avere un'illuminazione, qualcosa che mi dia la stessa voglia di fare dei giorni in cui combattevo per andare in Francia.
Sta scemando tutto, insieme a questo ultimo anno di corsi. Al primo anno ero così felice da non riuscire a controllare i miei sorrisi, oggi sto solo pensando al dopo-laurea perché fino ad allora sarò legata a doveri che cerco di svolgere diligentemente ogni giorno, con o stesso entusiasmo con cui mi metterei a fare il cambio di stagione negli armadi (NdR. non ho mai fatto un cambio di stagione nella mia vita ed ho imparato convivendo con delle donne che cosa sia) .
Da vera ingenua che sono mi dico che è solo un momento e tutto avrà di nuovo un equilibrio.
Nel frattempo disegno. Butto fuori ciò che ho bisogno di buttar fuori, quasi fossero pagine strappate di un diario segreto. Tanto penso che difficilmente qualcuno possa capire a fondo quando ci sono in ballo sentimenti cosi profondi, ma in qualche modo ho imparato che bisogna pur parlarne,magari in corso d'opera avrò chiari i perché... Oppure semplicemente avrò dimenticato.