lunedì 16 settembre 2013

Pagine bianche come se piovessero

Cade la pioggia su Grenoble, e oltre al fatto che mi ritorna alla mente il mio strano amore per codesta condizione climatica, sento di essere veramente qui, grazie a questo freddo che entra sottile nelle ossa e ci si ristagna, come terriccio in una pozzanghera.
In questo breve periodo di tempo che mi separa dalla rapida gita fuori porta, a Lione,  non sono successe chissà quali cose, ma tra queste c'è da sottolineare una febbricciola di passaggio, durata solo un paio di giorni e a temperatura veramente moderata... Ma che come tutte le cose così, mi hanno messa K.O.
La cosa peggiore è che il tutto ha avuto inizio il giovedi sera, quando, in un impeto di entusiasmo, sono andata con la mia collega a mangiare quello che alcuni suoi amici spacciavano per un ottimo hamburger. Premesso che io non me ne intendo così tanto da poter dire che un hamburger sia veramente ottimo anziché semplicemente distunguerlo da quello di qualche catena di fastfood piuttosto scadenti, il posto ha immediatamente catturato la mia attenzione. Gente che sedeva su barili di latta, chi su poltroncine da cinema, chi, come noi, ad un tavolo pensile. Su ogni tavolo c'erano dei robottoni giocattolo alti 40cm cadauno e a completare l'arredamento nonsense, le pareti erano fatte a serranda, o porta di garage. A parte questo l'ho trovato immediatamente un po' caro, salvo poi scoprire che le patatine fritte erano a volontà. Tuttavia, una volta arrivato il famigerato hamburger, mi sono accorta che la carne era assolutamente al sangue (e non ho abbastanza coraggio né abbastanza francese sulle spalle per poterlo rimandare indietro) e probabilmente già forte del freddo preso nei giorni passati (complice la stessa gita a Lione, sotto la pioggia), il mio stomaco non l'ha proprio sopportata. Già che c'ero, giusto per rincarare la dose, ho ben pensato di mangiare un dolce con gelato annesso, proprio io che dovrei ricordare di avere un'intolleranza al latte latente ma non troppo... Et voilà, ho passato due giorni con i crampi allo stomaco maledicendo ogni grammo della roba che avevo precedentemente ingurgitato. In seguito ho poi scoperto di avere pure la febbre, il che mi ha consolata, a dire il vero, siccome sentivo un dolore lancinante alle ossa che mi faceva sembrare una vecchia di novant'anni.Ospizio rimandato. Dopo un po' di sano (ma non troppo) paracetamolo, tutto è passato e grazie al cielo  (e ad un coinquilino medico) sono riuscita a non perdere nemmeno mezza giornata di tirocinio, sebbene non ho una chiara idea di come io ci sia arrivata fino a (lì,) venerdi.
Ma tralasciando questa bizzarra avventura, arriviamo al titolo del post.
Qualche giorno prima del mio disagio intestinale (suona quasi bene cosi), sono andata a far shopping nel negozio migliore di Grenoble, ovvero quello di belle arti, che come già detto in uno o più post precedenti, è a due piani ed ha un reparto dedicato solo ai tipi di carta su cui sbizzarrirsi.
Ebbene, per quanto io ne abbia ancora non pochi di sketch book inutilizzati o quasi, spero sempre sia un disagio comune quello di dover per forza provare, disegnare, scarabocchiare. Ebbene, ho acquistato un album di carta d'acquerello da 65 fogli alla modica cifra di 8,50€. Non sono una babbiona, so che se il prezzo è così basso ci sono fattori come:

-grammatura del singolo foglio
-percentuale di cotone
-qualità della carta
-marca della carta
-iva
-pizzo giusto per il gusto di mettercelo perché la roba da disegno costa e ti attacchi

In ogni caso, non essendo una pittrice o roba così, è come se mi avessero proposto 100€ al prezzo di 10€, e dunque l'ho comprato, poiché ce l'avevo sul groppone da due mesi e mezzo e non si può star male cosi per ottoeuroecinquanta. Non facciamo i fighi, sono praticamente due ore di quel pessimo lavoro/sfruttamento che mi son tenuta a Modena per quattro anni e mezzo, ma due mesi e mezzo son due mesi e mezzo.
A parte il mega blocco, ho poi preso uno sketch book della Canson con copertina rigida, che ho rischiato di far collassare il giorno dopo averlo acquistato, ovvero durante la solita gita a Lione, quando ho aperto la borsa mentre da cielo cadevano secchiate d'acqua una dietro l'altra e lui era lì, inerme, che non aspettava che assorbire ogni goccia volesse arrivargli addosso. Sebbene, nonostante i due mesi e mezzo di angoscia, io non li abbia ancora testati per la pura pigrizia di sciogliere gli acquerelli BLA, che nascondo abilmente dietro la scusa evergreen "devo fare la tesi, non ho tempo per dipingere", lo sketck book l'ho provato eccome. E come ogni sketch book che si rispetti, i primi disegni sono sempre soddisfacenti, perché li fai come se sai che diventerà il tuo portfolio di schizzi, così belli che gli altri a bocca aperta ti diranno "ooooh, ma se disegni così quando fai gli schizzi, chissà cosa combini con gli originali!". Ok, era la frase più rarefatta della terra, e no, tale sketch book non sarà mai il portfolio bla. Mai. Ma è bello crederlo, e dunque restiamo soddisfatti delle prime cose fatte almeno fino a quando non vedrò lo sketch book di qualcuno che mi farà dire "ooooh, ma se disegni così quando fai gli schizzi, chissà cosa combini con gli originali!" (ho copiaincollato, ovviamente).
è delirante questo post, lo so. Non fatemelo pesare.
Prendetelo per una conseguenza della gastrite/indigestione/mucca pazza di giovedì o della febbre che manco vera febbre era o di tutte due assieme (bonus che si una solo una volta nella vita quindi fatelo con parsimonia), ma tant'è.
Mancano due settimane alla fine del mio tirocinio e la cosa mi angoscia. (tono cupo)
Mi sembra di aver combattuto come un'ossessa per un anno per una cosa volata via in un secondo e mezzo. E la cosa peggiore è che la settimana prossima sarà persino più corta perché il mio tutor và in quel di un paese di cui non ricordo il nome vicino a Nimes e io avrò due giorni di tirocinio in meno.
Vorrei dire "ehi, ridatemi tutti i giorni che ho perso, tra Cina, cosoNimes e maledettissimo workshop in Accademia", ma non posso e allora mi rattristo e basta. L'ho respirata tutta Grenoble, grazie alla mia collega e ai suoi amici, grazie alle passeggiate lunghissime, alle volte che mi sono persa e al clima pessimo di qui, eppure so che ad una parte di me mancherè sempre Grenoble, perchè mi ha restituito una parte di me che stavo lasciando andar via. Quella più serena, che cerca di cogliere il buono. Evitiamo le polemiche, per una volta, anche perché in francese non saprei polemizzare, ma questo è un altro discorso. Ho fatto un lavoro su di me che andrebbe approfondito. Ho scostato mentalmente (al "fisicamente" ci ha pensato quell'odioso autobus dell'Eurolines che ancora maledico dall'ultima volta e già maledico per la prossima) amicizie che mi dan più noie che altro. Ho pensato alle cose che mi irritano tipo i buonismi delle pagine di Facebook, i favoritismi in Accademia, e ho cercato di smussare un po' gli angoli e di capire come mai sono diventata così rigida. Non voglio prendere sul personale cose che non lo sono e non voglio farne una questione di vita o di morte cose personali ma che non ne valgono la pena. Take it easy, cavolo! E così cercherò di fare, se non altro per essere una persona migliore, in primis per... essere una persona migliore! e poi ovviamente per le persone che mi circondano, quelle che io credo meritino sempre di più. Ma ora la buonista sembro io, e senza un filo di polemica. I miei cari potrebbero venire in elicottero a recuperarmi quiggiù per portarmi da uno psichiatra sufficientemente scaltro da dire "non resta che l'elettroshock!", e io non voglio, ho appena mangiato del buon sushi e voglio tenerlo ancora lì, sulle papille gustative per un po', perché ne vale la pena.

Ah si, e non ho ancora usato UN maledettissimo foglio di quel blocco da ottoeuroecinquanta. Non fatemi questo.
Alla prossima.



Grenoble, il fiume, il maltempo che arriva inesorabile (assieme ai miei malanni)

L'hamburgerificio di cui ho parlato. Era così adorabile con quei sottopiatti fatti con i vinili....

Un piccolo regalo, una catenina con il balloon... Non è adorabile?

Schizzo 1 - Preso dalla foto di un'attrice di Private Practice, mi piaceva la posizione e l'ho trasformata in una minorenne o_o

Torniamo giovani. Sempre sul nuovo Sketch book, ricordi di momenti adolescenziali fatti di musica e pensieri solitari. Grazie a Dio non di Converse, ma il mio personaggio è più modaiolo- finto hipster bla bla, e le deve avere, e allora tienile. Ma sappi che sono prese al mercato a 10€. Anzi, 8€, perché con 8,50€ ci compri un album da disegno...


Studio di un personaggio che comparirà mezza volta nel fumetto di tesi ma ha le fattezze di Olivia Wilde che è troppo bella per non essere disegnata. (with love by your stalker <3 anche se sei vegana)



Tre ritratti puccio-mangosi di una cara amica (l'ultimo praticamente commissionato)... Della serie "ecco cosa si fa pur di non studiare)

Una tavola della tesi che rappresenta un corteggiamento un po' in stile Moccia, ma la colpa non è solo mia :)

E ovviamente il My Stopid Sketch. Una storia vera. Purtroppo.




domenica 8 settembre 2013

E poi, il ritorno a Grenoble

Rieccomi su questo blog, dopo una sola settimana.
Tornata in quel di Grenoble tra non poche fatiche a causa del solito autobus col solito wc rotto e il solito conducente maleducato, ho espletato un'altra settimana di tirocinio alla casa editrice. Di lavoro da fare ce n'è tanto, confermato il 5 jours, ovvero una fiera del fumetto di cinque giorni e catalogo 2014 work in progress.
Attualmente vivo a casa di amici della mia collega, ragazzi simpatici che si danno molto da fare e hanno sempre un modo di fare gentile. E allora vengo catapultata in un  24h su 24 pronti e via che si parla francese, o almeno ci si prova. Sono molto fiera del mio riuscire a capire tutto ciò che mi dicono o quasi. Dall'altra parte loro utilizzano parole più semplici e mi traducono una parola se non la conosco, utilizzando sinonimi e quant'altro. C'è però da dire che la cosa in sè è molto stancante e allora ieri ho deciso last minute di andare a fare un giro a Lione. Giro che mi ha fatto sfornare 180 foto tra museo delle miniature e visita in città.
La cosa che mi ha resa più felice è aver potuto vedere il Museo di Belle arti. Un museo gigantesco che conteneva opere assolutamente stupende. Ho potuto vedere delle opere di Picasso, che per quanto non mi piaccia fa sempre bene conoscere, scoprendo così i seguaci meno noti del cubismo. Ho visto qualche opera meno nota di Monet, che intevitabilmente sono quelle che finiscono per piacermi di più, e moltissime altre cose, di autori più e meno noti.
Ho saltato a piè pari la sala dei fiori. Una sala quadrata con al suo interno unicamente quadri coi fiori. Mi veniva l'allergia al solo vederli. Ho guardato in fretta la sala dedicata alle opere del '300 e altrettanto ho fatto con la sala dedicata alle sculture che erano perlopiù copie di sculture italiane.
Avendo a disposizione circa 4 ore sono poi fuggita a vedere la città, con la zona di Presq'Ile, le basiliche, le decorazioni del centro città. Per le strade nonostante la pioggia battente c'era molta gente e nonostante la mia cartina fradicia e l'avversione dei lionesi a tenere aperte almeno le chiese fino alle 20 anziché fino alle 18 (?!) sono riuscita a fare un bel tour. Ho visto le rovine del teatro romano che sono assolutamente giganti e il muro dipinto che da lontano sembra un palazzo normalissimo, con troppe persone sui troppi balconi.
Insomma, una giornata così, sebbene improvvisata, ne ha valso assolutamente la pena. Avrei voluto già essere in marcia e visitare un'altra città francese, ma oggi ho dormito per la prima volta dopo 4 giorni così tanto da sentirmi in piena armonia col mondo.
In tutto questo, l'altra sera, mentre i miei coinquilini davano una festa durata fino le 3.30 di mattina e io non avevo assolutamente la forza per parteciparvi, ho provato a colorare la prima tavola del fumetto di tesi. Un lavoro piuttosto lungo, ma devo dire che mi ritengo abbastanza (e dico, abbastanza) soddisfatta.
Di lavoro ce n'è ancora tanto da fare.

à bientôt



Pezzi di tesi










Un po' di Lione!



e infine l'attesissimo (?) My stupid sketch





venerdì 30 agosto 2013

....E un anno se ne va



Non so bene per quale arcana ragione, ma mentalmente scrivo post molto migliori di quelli che poi batto,  tastiera alla mano. Sono trascorse quasi due settimane dall’ultimo post e mi sembra incredibile. Girovagavo per le strade della mia città pensando a cosa scrivere, dettagli, piccoli pensieri, che ho lasciato sfuggire via e un po’ mi spiace. Non perché credo che chi segue questo blog non avrà il privilegio (?) di leggere delle cose assolutamente imperdibili, ma perché soffro il fascino dell’ineluttabile. Qualche giorno fa (che per il mio metro potrebbe trattarsi anche di due settimane) dovevo incontrare un’amica per un aperitivo. Ho preso un autobus che evito sempre come la peste poiché fa un percorso lunghissimo, ma quel giorno avevo tempo e voglia di percorrere il tragitto lungo mare e in mentre avanzavo verso il luogo dell’appuntamento eccola li, una bellissima possibile foto. Il mare, il sole che cominciava lento la sua discesa e un gabbiano che volava in mezzo a questa cartolina, giusto per il gusto di adornarla alla perfezione. Non sono scesa dall’autobus perché temevo di arrivare in ritardo e quello scatto è rimasto un non-scatto. Tanto per farlo pesare un po’ alla mia coscienza già torbida, le persone che attendevo sono arrivate in ritardo e mi sono pentita di non aver seguito il mio istinto. Che poi probabilmente sarei arrivata puntuale lo stesso. Negli anni ho maturato la convinzione di avere una sorta di potere alla X-Men totalmente inutile, ovvero quello di arrivare puntuale ovunque ed in qualunque circostanza. Non so bene come funzioni ma so di per certo che la conseguenza ovvia di tutto ciò è restare ad aspettare gli altri. Ma questo è un altro discorso.
Comunque, scrivo questo post mentre viaggio verso Modena per trascorrere lì due giorni e mezzo prima di tornare a Grenoble. E’ finita dunque anche quest’estate e con essa i tuffi in mare e le serate a camminare attraverso la città senza sentire freddo.  Devo dire che più di altre volte la mia città mi mancherà. Questa volta, diversamente ad altri momenti, ho evitato di vedere persone che mi avrebbero stressato o riempito dei loro problemi, eppure ogni giorno è volato via ed avevo fatto la metà delle cose che avrei voluto fare. Poco male. Non posso dire di essermi rilassata al 100% ma posso dire di essermi goduta la compagnia di mio fratello per la prima volta dopo anni che veniva risucchiato dagli impegni universitari. Ho conosciuto persone nuove, persone che mi piacciono a pelle e non è da poco. Ho fatto il bagno di notte e letto più di quattro libri, come non accadeva da tempo.
Insomma, adesso aspetto l’autunno. Con le sue notizie sul tirocinio, le sue foglie cadute, l’anniversario con il mio uomo, il concerto dei Nickelback, il nuovo album dei Dream Theater, gli ultimi due esami all’università. Una stagione piena di novità belle o brutte, ma che condiranno un cammino sempre più ricco, di cui posso raccontare a testa alta. Ho ricevuto complimenti sinceri dalla mia sorellina acquisita. E il suo “sono fiera di te” valeva moltissimo. Persino mia nonna ha detto di essere contenta di me e per quanto forse dieci anni fa ci avrei dato molto più peso, un sorriso me l’ha strappato.
I triestini siedono al lato del finestrino da dove vedranno il mare fino a quando il mare scomparirà.
L’ho fatto anche io, ora, sempre.
Stavolta lo saluto dopo un amore che è durato di più, che è stato più intenso, cosi tanto da farmi pensare che dovrò un fumetto a quei luoghi per me magici da quando ero adolescente.
Per ora lo saluto, ma a questo mare, a questa città fatta di gente un po’ruvida e cinica, a queste strade troppo belle quando le conosci, io posso dire solo Arrivederci, perché tra di noi è amore, e gli amori veri non conoscono la parola addio. Non nella mia favola. 


 qui una vignetta che rappresenta la prima casa dove ho vissuto (in realtà la prima della quale ho memoria)

giovedì 15 agosto 2013

Ma le stelle quante sono?

Intitolo questo post come un libro di Giulia Carcasi che ho letto moltissimo tempo fa.
Intitolo questo post con il nome di un libro, dopo aver appena finito di leggerne un altro.
Quest'estate non l'ho dedicata alla lettura frenetica come è successo in quel lontano 2006, quando divoravo qualunque cosa avessi voglia di leggere, compreso "L'insostenibile leggerezza dell'essere", che da subito mi ha ispirata per una postfazione che avrei chiamato "L'insostenibile leggerezza di questo libro".
Sono passata attraverso due romanzi che parlavano di persone. E la cosa brutta, quando cresci, è che ad un certo punto provare empatia con un personaggio è più difficile. Sta lì la bravura dello scrittore, a mio avviso. Sta nel saperti entrare dentro anche quando l'"io ragazzino" ha abbandonato la nave chiudendo a chiave la porta. Moccia e quella gente lì hanno avuto l'intuizione del target adolescenziale, quello che vede in technicolor e vuole che si raccontino le piroette emozionali... Tutto più facile quando punti sull'esagerazione. Mettici qualche superlativo assoluto, i problemi a scuola che ci son sempre stati e sempre ci saranno e qualche riferimento estremamente inverosimile che riguardi la tecnologia o il gergo giovane ed è fatta!
Comunque entrambi  i libri che ho letto nelle ultime settimane mi hanno lasciato qualcosa, probabilmente anche perché alcuni periodi della mia vita li riempio di colonne sonore e libri, forse per darmi punti di riferimenti forti al fine di non dimenticare, perché altrimenti dimentico tutto.
"Io che amo solo te" non era il libro che mi aspettavo, non c'erano personaggi che io avrei potuto raccontare. Sono entrata in casa di estranei, in una città troppo diversa dalla mia. Ma è stato bello così. E' stata un po' la mia vacanza nella vacanza, quella a Polignano a mare, con la gente di cui ha raccontato il buon Bianchini.
"Quattro etti d'amore, grazie" narra di due personaggi femminili diversi che si incontrano puntualmente a fare la spesa, quasi lo facessero apposta. Invidie, storie inventate immaginate l'una sulla vita dell'altra, famiglie diverse, diverse tentazioni. Il ritmo era troppo lento; inverosimile l'idea che la vip vada a fare la spesa così di frequente come i comuni mortali; sembrava un po' che l'autrice fino all'ultimo non sapesse come farlo finire quel romanzo. E in ogni caso ha scelto la fine più scontata, a mio avviso. Due persone che sbagliano al punto di arrivare quasi a rovinare la rispettiva famiglia, decidono all'ultimo di lasciarsi (in modo assolutamente poco convinto e trasportato dagli eventi) alle spalle i desideri e tornare a rigar dritte senza un perché. In tutto questo gli uomini un po' fessi s'incazzano, se ne vanno e poi tornano. Magari tra dieci anni lo leggerò e lo capirò, chissà.
Oggi ho visto con una cara amica un film che si intitolava "Appuntamento con l'amore". Sono sempre stata molto affascinata dai racconti corali. Questo perché trovo che sia molto difficile far seguire con la stessa attenzione le vicende di diversi personaggi. Ci saà sempre uno che ti prende di più e uno meno.
Ebbene, se "Love Actually" mi ha fatto ricredere e seguire con la stessa attenzione la storia di ognuno di quegli individui strani e troppo normali allo stesso tempo, il film di oggi non c'è riuscito assolutamente. Personaggi abbastanza inconsistenti, vicende alle quali era data un'importanza impari rispetto le altre e soluzioni scontate sin dalla prima metà del film. A volte tutto questo può venir salvato da un buon sense of humor. Ma in "Appuntamento con l'amore" ho riso tre volte e a dvd spento non ho sentito la mancanza di nessuno. Io, la nostalgica per eccellenza!
Ma torniamo a noi.
Non scrivo da settimane, e nel frattempo il mio impegno con disegno non è migliorato. Le mie giornate continuano ad essere inghiottite in un vortice nero e a volte finiscono senza che io mi sappia dare un perché. Ci sono stati giorni trafficati per piccoli problemi di salute e pagamenti per assicurarsi di poterci rimanere, in salute. Poi c'è stato il mare, che non so nemmeno se il medico me l'avrebbe concesso ma va bene comunque... Ho in mente un fumetto di 4 pagine e di continuare quello per la tesi. Mi sento terribilmente in colpa perché avrei dovuto sbrigarmi e tra due settimane dovrò tornare in Francia senza progressi, ma alla fine penso vada bene cosi. Avevo bisogno di un attimo di assestamento. Tecnicamente, esami e tesi a parte, la mia esperienza all'Accademia è terminata ed insieme ad essa anche la mia esperienza di lavoro quinquennale nel negozio che ho tanto amato ed odiato.Cinque anni. Ora mi sembra un periodo eterno ma in realtà è volato senza che me ne accorgessi ed ora sono qui, al punto di svolta, con gps che ancora non trova la rete.
Ho visto diverse stelle cadenti la notte del 12 agosto (il giorno con più stelle!), eppure non ho voluto esprimere desideri troppo banali. Sarà l'ultimo filo di romanticismo che resta, ma credo che il potere delle stelle e del destino, se c'è, va usato per cose che la nostra forza di volontà, la determinazione e l'impegno non possono darci. Le stelle sono per qualcosa che assomiglia più ad un miracolo che ad un regalo di compleanno. Poi magari mi ricrederò, e mi pentirò di non aver chiesto qualcosa di assolutamente scontato, ma non credo. Avere motivi di pentimento e rimpianto sono un po' la mia ossessione... Mai nella vita ne vorrei, e giorno per giorno sto cercando di fare in modo di non dover essere insoddisfatta delle mie scelte, in futuro. E' capitata una mezza occasione per un tirocinio in quel di Trieste, la mia città. Questo tirocinio sarebbe orientato nell'ambito del web design e verrebbe persino pagato. Solo due mesi, ore di lavoro  sufficientemente scarse da permettermi di tornare a casa e fare la tesi e lavoro con software che avrei sempre voluto imparare ad utilizzare ma per mancanza di tempo ho sempre accantonato. Io ho detto "sfida accettata", e chissà che non sarò a Trieste per vedere le cose che mi mancavano di questa città... Il Natale, le luci, il mare d'inverno. Ora incrocio le dita e spero mi prendano.
Mi rendo conto in questo ultimo periodo di cercare moltissimo le sensazioni "a pelle". Una volta le sentivo e le dovevo disdegnare, mentre ora mi impegno, mi ascolto e vedo che succede. Se penso a Modena ho una fitta allo stomaco. Non voglio tornare. Lì c'è stato troppo, lì ho paura di restare bloccata. Non sono felice in quel posto troppo piccolo, in quella casa che non sento mia, mai. Inutile crearsi delle illusioni, fingere che ci sto bene perché una mattina sono riuscita a dormire senza il caos in cucina, o magari ho potuto disegnare tenendo la porta aperta perché non c'è nessuno a casa per mezza mattinata. Sono tutte illusioni che mi creavo per non lamentarmi, per non dovermi dire "qui non è il tuo posto". Mentre Grenoble ora mi manca. Se avessi avuto il teletrasporto, oggi ci sarei andata. Sarei andata a farmi una passeggiata fino a quella piazza che è in centro città, ma che quando ci finivo dicevo "ok, mi sono persa. Dove vado?". Poi un giro per le vie strette vicino quella stessa piazza. Non troppo in centro, perché poi ci son troppi negozi. Ma avrei fatto un salto a quello di colori, perché è troppo bello coi suoi due piani e un mobile gigantesco dedicato solo alla carta da disegno. Chissà se alla fine mi deciderò a comprarne una a caso di quelle tre-quattro che avrei voluto comprare dopo due minuti che ero lì. Ora sento l'esigenza di stare bene. Mi ricordo quando rimprovero alle mie amiche che bisogna prendersi cura di sé stessi, perché solo noi siamo responsabili della nostra felicità e colpevoli della nostra tristezza. E allora in marcia. Ora sono serena, di scendere da questo momento buono non ne ho proprio voglia!
D'altro, in questo breve ma lunghissimo periodo, è successo che è venuto a mancare quello che nell'A.A. 2011/2012, nonché il primo anno di biennio specialistico, avevo deciso di avere come relatore di tesi teorica. Non voglio perdermi in elogi funebri o roba del genere, non sono una sua parente e dunque non dirò che era una persona stupenda o un meraviglioso padre. Posso dire però che amava il suo mestiere e quando gli avevo esposto il mio argomento di tesi si era illuminato. Ne abbiamo parlato lungamente più di una volta. Alle sue lezioni prendevo più appunti che in molte altre, che erano obbligatorie (la sua materia l'avevo scelta io proprio per vedere se m'interessava al punto di chiedergli di essere il mio relatore). Grazie a lui mi è venuta voglia di andare a vedere le mostra sugli artisti Borderline ed altre che devo ancora visitare. Quando ho letto la notizia mi è dispiaciuto davvero. La foto sul sito dell'Accademia ritraeva proprio lui. Con quell'aria sempre un po' scomposta di quello a cui non gliene frega di cosa pensa la gente. Spero riposi in pace, che la sua vita sia stata piena e senza troppi rimpianti. Spero che abbia insegnato tanto a tanti, come, probabilmente senza saperlo, ha fatto con me.

E con questo auguro a tutti buon ferragosto. Che ogni anno mi chiedo cosa si festeggi senza capirlo mai. A volte lo scopro e poi lo dimentico. Cosa importa? Basta che sia un buon giorno. E allora facciamo che lo sia.

See you.


sabato 27 luglio 2013

Estate. No, non la canzone orrenda di Giusy Ferreri.

Rieccomi a scrivere su queste pagine virtuali dopo aver consumato un po' delle mie tanto agognate ferie.
E' trascorso quasi un mese da quando sono arrivata qui dalla Francia e quasi non me ne sono accorta. Le giornate trascorrono in fretta ed io ho sempre un po' quella dannata paura di far scivolare via questa stagione per poi sentirne la mancanza prima del previsto. Non ho fatto molto di ciò che mi ero proposta di fare durante questo periodo: un paio di fumetti brevi, un'illustrazione, inchiostrare/cominciare a colorare il fumetto di tesi, eppure per una volta ho eliminato quel mostriciattolo terribile che è il senso di colpa. Questa è l'ultima estate veramente libera. Per l'ultima volta nella mia vita sarò studentessa e quindi il non lavorare è una condizione accettabile quanto fare delle ferie lunghe due mesi. Ho pensato di voler fare un fumetto che si svolgesse durante un'estate. Mi ero già proposta di trascorrere delle giornate nella pineta a copiare e modificare il paesaggio che avrebbe fatto da sfondo alla mia storia, ma magari lo farò quando l'estate sarà finita e sentirò nostalgia di questi luoghi, o forse nel mese di agosto che mi sta aspettando a braccia aperte, oppure mai. Chi può dirlo? Sto imparando ad amare la mia città. Penso che per amarla davvero chiunque dovrebbe andarsene per un po' così da non vedere solo il lato routinario della questione. E' chiaro che in una città di medie dimensioni si vedranno gli stessi volti prima o poi, come è chiaro che ci saranno le serate con quattro eventi differenti ed altre che proporranno il mortorio in centro, ma Trieste, per esempio, è un tripudio di luci e contrasti che ancora oggi riesce a mozzarmi il fiato. A Trieste posso passeggiare per il centro vedendo praticamente sempre il mare, e anche quando non lo vedo il suo odore c'è. Mi piace la rinnovata semplicità dei triestini, che anziché andare in questo o quel bar imparano a fare aperitivo nella baracchina sul mare d'estate. Musica e teli a terra. Chi se ne frega, basta stare con gli amici, e magari ci scappa pure una chitarra. Mi piacciono le zone nascoste, le strade ampie quando si va verso l'altipiano, lo spritz con l'acqua e il divertimento che riesce a provocare ai ragazzi di qui l'olimpiade delle clanfe, ovvero l'olimpiade dei tuffi di pancia. Quelli che riescono allo stesso tempo farti un male assassino e farti sentire un completo imbecille, mica roba da poco!
A parte questo, durante la mia permanenza ho letto già un paio di libri. Roba leggera, ma sono sempre in vacanza... Medito di leggerne altri 3, ma qualora non ce la farò, poco male, ho ripudiato il mostriciattolo del senso di colpa, no? Non mi preoccupo di sentire amicizie poco meritevoli né di dire in faccia ad alcune persone "ti ho cancellato dagli amici di Facebook perché non ci sentivamo da anni". Chi se ne importa, questa è la mia ultima estate e voglio che sia esattamente così. Semplice, leggera, bella da vivere.



Foto estive. Trieste by Night (ovvero "non si capisce un accidente), una barca che fa molto nostalgia portami via e il tramonto dopo una giornata di tuffi in mare per difendersi dai 40 gradi


Illustrazioni random per "Il biplano e la cometa".

Non mi ricordo se l'avevo già postata ma siccome oggi è stata una giornata di mare... Mi sembra doveroso.


domenica 7 luglio 2013

Solo polemica

Quest'estate è cominciata in modo assolutamente frenetico. Nello specifico posso quasi affermare che la mia estate cominci da domani. Dopo il ritorno dalla Francia ho avuto qualche giorno di finto relax tra una giornata di mare ed una a Milano per vedere una mostra dedicata alla storia del manga, ma per il resto solo tanta tensione per un esame andato poi a buon fine e stress da smaltire per le ore di viaggio (calcolate intorno alle 25 ore in una settimana) accumulate.
Non so se l'ho già detto, ma l'ultimo giorno utile di tirocinio ho avuto il piacere di andare insieme al mio tutor a stampare quello che sarebbe stato il mio fumetto d'esame. La location era una stamperia apparentemente di bassa qualità. Quelle che sono per metà cartolerie e già che ci sono stampano qualche volantino se capita, per intenderci. Alla fine della fiera, e dopo un errore di stampa, il risultato mi è piaciuto. I colori delle tavole erano accesi come volevo e com'era giusto per una sorta di coerenza narrativa, quindi sono uscita di lì col sorriso. Inoltre lo stesso giorno il mio tutor ha scritto una mail all'ufficio erasmus per comunicar loro che in due mesi non avevo creato problemi ed ha scritto cose molto gentili sul mio conto. Inutile dire che mi si è accartocciato il cuore all'idea di dovermene andare di lì.
Lo ripeterò sino allo sfinimento, sono una persona nostalgica. Il giorno dell'esame, poi, mi è capitato di rivedere un individuo che per me è una sorta di figura leggendaria. Un tizio che avevo visto per la prima volta durante il mio esame di ammissione in accademia, nel lontano 2008. L'ho rivisto ancora una volta credo, e forse in occasione della mia laurea o dell'ammissione. Non ricordo. Beh, non è cambiato di una virgola e pure i suoi vestiti sono rimasti gli stessi. In ogni modo è stato un déjà vu forte. A tre esami dalla fine del tutto lo rivedo, da non crederci, e pensare che costui credo non sia nemmeno uno studente dell'accademia ma solo un fidanzato/amico di qualcuno che vi studia all'interno. Ormai per me è una sorta di Caronte della mia esperienza universitaria.
Durante la mia giornata a Milano, invece, sono andata insieme al mio uomo prima alla mostra sui manga e poi, siccome avanzava tempo, in quella che spacciavano per una mostra gratuita sul fumetto ed illustrazione. Era poi una mini mostra di tavole di Zerocalcare e delle illustrazioni su un concorso che non c'entravano un accidente. Al piano successivo, volendo, c'era pure un'altra mostra che riguardava i fumetti dal Belgio tipo i Puffi.. Tra un po' ci mettevano pure l'Underground e i fumetti del "Corriere dei piccoli" e la cozzaglia era quasi completa. Ma la cosa che mi ha stupito è stato vedere un ragazzino che guardava con aria rapita i fumetti di Zerocalcare, che eran poi delle tavole originali. Mi sono chiesta se alla sua età anch'io ho/avrei reagito così. Se lui grazie a quella giornata vorrà far del fumetto... Sarebbe stupendo, no?
Ad ogni modo, volendo parlare della mostra sul manga, devo ammettere di essere rimasta un po' delusa. Ovviamente queste sono riflessioni che ho fatto dopo. La giornata era decisamente bella e io vedendo disegni dall'oriente ed un tizio che si spacciava per colui che disegnava i personaggi di Evangelion (ma per quanto ne so sarebbe potuto essere un giapponese qualunque)  ero contenta cosi. Però è anche vero che, essendo obbiettivi, far pagare 7,50€ il biglietto ridotto per vedere delle stampe è simile ad una truffa. La cosa brutta è stato il modus operandi di tal truffa. Infatti i furboni hanno ben pensato di stampare le tavole du fogli simili ai Fabriano F4 per far sembrare la cosa un po' più realistica. Ma era palese che fossero stampe. Dico io, se vuoi farmi vedere delle tavole stampate almeno non cercare di spacciarmele per tavole originali che poi magari qualcuno ci crede pure. Aggiungiamoci poi che la mostra era assolutamente disorganizzata e priva di un percorso tematico o di ordine cronologico, e che il tizio che spacciavano per Sadamoto faceva autografi solo su prenotazione e comunque su cartoline pre-stampate....  Insomma, l'organizzazione era un bel po' truffaldina a mio avviso.
Ripeto, comunque, la giornata è stata decisamente positiva ed il caldo milanese con la stanchezza dell'ora a camminare sotto il sole verso mezzogiorno mi ha temprata.
Ora però c'è da pensare al mare, al relax, al disegno per la mia tesi e poco più.
Finalmente.


lunedì 1 luglio 2013

Ho messo via.... Luglio.

"Ho messo via" è il titolo di una canzone di Ligabue. Stamattina mentre pulivo un po' in casa, me la canticchiavo. Luglio è sempre stato il mio mese preferito, il mese clou dell'estate, a mio avviso.
Dunque il post si intitola così, perché per quanto luglio sia sempre stato il mio mese preferito, oggi ufficialmente la mia coinquilina non è più la mia coinquilina. Come se non bastasse ho ben pensato di mettermi a rovistare tra i vestiti vecchi e donare quelli in buono stato a chi ne ha bisogno. Ho tirato fuori queste magliettine come andavano quando avevo 15 anni. Quelle della marca REDS che costavano poco ma erano cool, ed adesso forse quella marca non esiste nemmeno più. Essendo una persona nostalgica mi ha fatto molto strano tirar fuori dall'armadio la mia adolescenza. Mi immaginavo a 15 anni ad andare a scuola con quegli abiti addosso e sentirmi sempre fuori posto comunque, anche quando il look era come quello degli altri. Ieri ho fatto un viaggio di 15 ore e mezzo e finalmente sono a Trieste. La città mi ha accolta con un caldo estivo di cui sentivo l'esigenza mentre ero a Grenoble. Mi sono resa conto che finalmente è estate, insomma. Il viaggio è stato praticamente un incubo, non tanto per le ore di viaggio quanto per la maleducazione delle persone. Alcune si sono messe ad insultare l'autista che non voleva aspettare che 25 anime andassero in bagno per partire visto che il Frejus avrebbe chiuso e avremmo dovuto aspettare un'altra ora prima della riapertura. Dietro al mio sedile c'era un bambino che puzzava come una fogna e la gente già che c'era si cavava le scarpe. Insomma, se non avessi avuto la bellissima visione di un'alba perfetta direi che è stato un viaggio pessimo, ma appunto, non lo posso dire. Non del tutto.
Peccato solo non esser riuscita a fare una foto.
Oggi ho cucinato una ricetta nuova senza colesterolo per mia madre. Erano una specie di polpettine di ricotta con pomodori pelati. Devo ammetterte che nonostante qualunque previsione sono venute piuttosto buone e lei ne era felice. Insomma, sono a casa. Con le sue cose belle, con le sue cose negative. Ma son pur sempre le mie cose.

Ora devo solo trovare il modo di disegnare tanto come quand'ero in Francia. Uhm...