venerdì 14 giugno 2013

Torpore

Il torpore è quella sensazione talvolta piacevole, talvolta fastidiosa, per la quale una o più parti del corpo risentono di una sensazione di estraneità rispetto a tutto il resto. Calore, formicolio.
Attualmente mi trovo in un limbo, quasi svegliata dal torpore, ma non del tutto. Strana sensazione, più fastidiosa che piacevole.
Ho parlato con due professori per cambiare la tesi. Mi ha stupito vederli accondiscendenti in tal senso. Ci lavoro da un anno, ma sanno che può capitare un ripensamento. Ora si vedrà. Ho troppe idee in testa eppure mi sembra di non averne mezza. Ho voglia di disegnare, e se si potesse fare solo con le mani e non con la testa probabilmente produrrei decine di tavole. Ma il fumetto è testa e mani. Se manca uno dei due forse è meglio non azzardarsi. Da oggi cercherò il modo di svegliare del tutto la parte sopita. Per carattere non amo questa stasi. Vorrei darmi degli sberloni e urlarmi in faccia di svegliarmi, ma non basta, è una condizione mentale. E allora ho cominciato col dormire. Erano due settimane che dormivo poco e male. Poi mi prendo del tempo. Per fare colazione in silenzio, per scrivere su questo blog. Forse il passo dopo sarà disegnare, con la mente che si stiracchia. Nessun pensiero legato al futuro. Su cosa farò e soprattutto dove, tra qualche mese. Chi se ne frega. Disegna. Sarebbe bello.

 Il workshop con Igort è stato tanto interessante quanto motivante. "Essere un fumettista è essere un monaco. Ma è il lavoro più bello del mondo" e se te lo dice uno che ci lavora da trentacinque anni, come fai a non crederci? Lo aveva detto anche Vittorio Giardino. Igort mi ha impressionata per la sua grande cultura. Legge tantissimo, vede milioni di film. E allora io mi chiedo che cosa ne faccio del mio tempo. Perché alla fine delle giornate non riesco a fare un terzo delle cose che mi ero proposta, figuriamoci vedere un film? Lui è il genere di persona che vorrei diventare. Senza i baffi, intendiamoci. Ma io amo leggere e amo criticare. Vorrei un futuro che mi permettesse di disegnare e allo stesso tempo mi desse l'opportunità di avere tanti appigli, sapere di cosa parlo e poter citare riferimenti. Una volta leggevo molto di più, ora mi sembra di non avere il tempo, ma lo so che è tutta una scusa. Come il fatto di disegnare meno, e di non andare a correre. Dovrei ribaltare ogni cosa, decidere di dedicare un po' di tempo a tutto durante la giornata. Igort dice che bisogna disegnare almeno 12 ore al giorno. Poi mettici che devi lavorare. I conti non tornano e già vado in paranoia.
Vorrei fare la vita che vorrei.
Sembra banale, ma mi chiedo quanti lo facciano davvero. E non chiedo di vivere alle Seichelles e non fare nulla da mattina a sera, con il succo di mango trasportato in bocca da una lunghissima cannuccia, e un bel ragazzone di vent'anni che mi fa aria con la foglia di una palma. Chiedo di disegnare. Lavorare per vivere e comprarmi i materiali buoni per disegnare. Vivere da sola. Chiedo di trovare un po' di tempo per correre e per guardare un film alla sera, anche se a me la tv non piace. Me lo impongo, alcune cose VANNO VISTE. Tipo "The mission" che me lo dico da anni che lo guardo e ancora niente. Poi vorrei leggere un tot di libri al mese. Due se pesanti, tre se nella media, cinque se brevi. E poi racconti di ogni genere. Open your mind. Anche solo per dire "che schifo". Sarebbe già qualcosa, sarebbe già un punto di partenza per dire "questo genere di storia non vorrei mai farla a fumetti".
E mentre lo scrivo me ne rendo ancora più conto.
Devo svegliarmi da questo dannato torpore.

Bologna, mentre aspetto per delle ore mi metto a disegnare. Cosi mi abituo a disegnare gli sfondi, che evito come la peste bubbonica. E già che ci sono un ripassino delle mie adorate biciclette. Se fossi ricca e famosa, il consiglio che darei alle nuove generazioni di disegnatori sarebbe quello di fare del proprio incubo la propria ossessione. Io ci sto provando. E biciclette siano.



Un po' di studi di personaggi che non vedranno mai la luce probabilmente... Ma almeno si disegna!

Cose un po' meno serie.... Animaletti pucciosi.


E l'immancabile my stupid sketch.

venerdì 7 giugno 2013

Cose di casa

Mi piace più credere nel destino che nel caso.
Si può pensare che io sia ingenua, credulona o semplicemente scema, ma la verità è che se credessi che alcune cose sono lasciate al caso, mi incazzerei con il caso. Se si parla di destino penso sempre che ci sia una ragione, prima o poi capirò quale sarà. E se non la capirò, forse, aspettando mi dimenticherò di interrogarmi su questi perché. La cosa bella di avere una pessima memoria, l'hard disk è pieno, non ci sta dell'altra roba e qualcosa va a finire che viene eliminato senza che me ne accorga.
Ebbene, sono a Modena.
E' successo per una serie di bizzarri eventi. Ho accettato di venire in Italia mentre il mio tutor era in ferie così da poter stare un po' con la mia gente; poi sono arrivate allarmanti notizie sulle ultimissime lezioni di revisione prima della fine dell'anno (Nonché prima della tesi, dunque) e ho deciso di restare perché poi, la settimana prossima, ci saranno tre giorni di workshop obbligatorio altrimenti quelli dell'accademia non fanno laureare. Ricatto accolto, io ci sarò (avevo scelta?). Vorrei poter dire che sono contenta di essere qui e che il fatto di essere stata accolta da un caldo estivo mi rallegri alquanto, ma mentirei. E' stata una settimana complicata, che ha cambiato radicalmente il mio modo di pensare al futuro. Come già detto sono una persona ingenua, ma quando si tratta di amicizie mi rendo conto di mettere le mani avanti quasi come avessi sempre a che fare con dei criminali. Credo fermamente che se c'è l'amicizia ci sarà la fregatura, un po' come il vestito bellissimo che compri a 10€ e il giorno dopo le cuciture sono cosi sfilacciate che se ti va bene lo puoi usare come straccio per dar la polvere. Eppure, quando si trattava della mia coinquilina, non avevo dubbi o perplessità. Non c'era nulla che mi potesse far pensare che io e lei ad ottobre non saremmo tornate a lamentarci della casa fredda, dell'uomo del garage che sta sempre nel cortile a lavare la macchina urlando, della parrucchiera con i figli maleducati. Qualche sera avremmo preso la pizza da asporto perché di cucinare non ne avremo mai voglia, altre sere, quelle da festeggiare, saremmo andate a mangiar fuori. Che poi la pizzeria quella da mangiar fuori è appena poco più in là di casa, ma si esce comunque perché così si sta in pace per un po'. Dopo tre anni di convivenza e amicizia io sono caduta dalle nuvole e mi sono ritrovata a pensare ad ottobre senza di lei. Una casa vuota, una casa che non sarà più la mia casa. Avrei mandato al diavolo questo posto due anni e mezzo fa se non fosse stato per lei, ma ne valeva la pena di restare e non avrò mai rimpianti in
merito, nonostante le urla, i litigi e le serate no; che poi non erano mai no tra di noi ma sempre col resto del mondo.
Modena si è spenta sotto i miei occhi, dal nulla. Quasi mi stava piacendo questa città troppo piccola e un po' bigotta. Chi se ne frega se stasera si esce, torno a casa e sto con Giuliana. Ora non più. Lei se ne va e quando tornerò sarò di nuovo da sola a combattere per capire se val la pena provarci con le persone nuove oppure no. Di solito mi dico di no.
Ora l'idea di vivere qui mi spaventa. Ho amici che adoro, ma tornare a casa sarà come lo è stato per due anni, triste.
Ci si è messo poi il realizzare che quando tornerò in quel di Grenoble mancheranno solo un paio di settimane alla fine della prima parte del mio tirocinio e mi sembra di non aver realizzato nulla di che. Mi sembra che sia passato troppo in fretta quel momento che aspettavo da un anno, ed è passato con questo retrogusto aspro che non so far andar via dal palato.
Vorrei pensare con entusiasmo ad un autunno con un lavoro nuovo, senza impegni accademici e con il futuro tutto da decidere, eppure ora mi ritrovo a guardare con poco interesse le esperienze proposte dallo SVE per l'estero, sperando di avere un'illuminazione, qualcosa che mi dia la stessa voglia di fare dei giorni in cui combattevo per andare in Francia.
Sta scemando tutto, insieme a questo ultimo anno di corsi. Al primo anno ero così felice da non riuscire a controllare i miei sorrisi, oggi sto solo pensando al dopo-laurea perché fino ad allora sarò legata a doveri che cerco di svolgere diligentemente ogni giorno, con o stesso entusiasmo con cui mi metterei a fare il cambio di stagione negli armadi (NdR. non ho mai fatto un cambio di stagione nella mia vita ed ho imparato convivendo con delle donne che cosa sia) .
Da vera ingenua che sono mi dico che è solo un momento e tutto avrà di nuovo un equilibrio.
Nel frattempo disegno. Butto fuori ciò che ho bisogno di buttar fuori, quasi fossero pagine strappate di un diario segreto. Tanto penso che difficilmente qualcuno possa capire a fondo quando ci sono in ballo sentimenti cosi profondi, ma in qualche modo ho imparato che bisogna pur parlarne,magari in corso d'opera avrò chiari i perché... Oppure semplicemente avrò dimenticato.


venerdì 24 maggio 2013

Due ore per caricare un post. Grazie Wifirst

Scrivo spesso, ora, lo so.
I motivi principali di questa mania sono diversi:
1 - Da quando sono a Grenoble spendendo molto più tempo sui mezzi pubblici disegno di più, dunque quando si accumulano mi va di postarli anche quando sono delle emerite idiozie.
2 - Nei lunghi giorni senza internet ho sentito molto la mancanza del poter scrivere sul blog. Quindi ora mi sfogo.
3 - Ho ricevuto i complimenti di una persona di cui ho moltissima stima, che poi lo posso dire, è Gianni. Anche se, come credo, questo blog lo leggesse solo lui, varrebbe assolutamente tenerlo in piedi!
4 - Da brava nostalgica quale sono voglio avere qualcosa da leggere sui miei giorni trascorsi qui, quando ne sentirò la mancanza.

Bene. Fatta questa premessa e prima di pubblicare gli sketch nonché BEN due tavole serie, vorrei lanciare lì degli argomenti sui quali, sempre grazie ai lunghi periodi in tram, ho riflettuto.

Il primo, innanzitutto, è sul rispetto di sé stessi. Ora, se un giorno avessi un figlio probabilmente gli farei la ramanzina e un po' mi scoccia, però in quanto madre di certo avrei ragione. Mi rendo conto che per alcuni versi sono stata molto superficiale e la cosa attualmente mi irrita non poco. Aver cura di sé stessi non significa, nel mio caso, stare tre ore davanti allo specchio a truccarmi ed infatti non è mai capitato. Tuttavia ci vuole capacità di valutazione, e riempirsi di cosmetici non è la stessa cosa che fare attenzione, come nel mio caso, alla propria pelle. A 27 anni siccome sono sempre stata sprovveduta dicendo "beh, vabbè, che vuoi che sia", mi ritrovo con la pelle piena di macchie dal sole. Ok, ho avuto la fortuna di non esser stata sufficientemente idiota da farmele venire in faccia, ma capiamoci, me le potevo risparmiare.Non è neppure un discorso esetico il mio, ma siccome ho un pessimo carattere, odio le cose che mi vengono imposte e che hanno ripercussioni di lunga durata sulla mia vita, vedi per esempio all'epoca delle medie trascinarmi dietro mio cugino con cui avevo un pessimo rapporto. Bisognerebbe volersi un po' più bene, perché davvero non costa nulla. A volte riversiamo il nostro amore su persone a caso, delle quali dopo dieci anni non ricordiamo più nemmeno il volto, ma per noi stessi no. Faccio questo discorso anche come memorandum, perché a volte mi rendo conto di aver trattato con la stessa superficialità gli occhi, che sforzavo disegnando in ogni condizione o davanti al pc senza ingrandire alcuni file per pigrizia. Ora ho gli occhiali, li metto poco e a volte quando sono fresca di giornata non mi servono neppure, però forse avrei potuto evitare, ma su questo almeno ho il beneficio del dubbio. Il problema è che avendo poca autostima il fatto che mi si sia rovinata la schiena o il fatto che ho alcuni denti mezzi rotti e ricostruiti (ma tanto sono comunque storti, mi dicevo!) perché mastico la pasta cruda o affini... Non va bene.

E parlando di autostima arrivo diretta al secondo discorso di questo post, dunque, le persone narcisiste/autoreferenziali. Come ho detto in qualche post precedente, sto facendo un lavoro su me stessa, per farmi scivolar delle cose che normalmente anni fa non avrebbero avuto alcun peso nella mia esistenza. Cambiando, cercando di essere più socievole, ovviamente mi sono ritrovata a detestare alcuni lati di persone che ho vicino e mi dispiace.
Ma se per alcune cose riesco a pensare di farmele davvero scivolare prima o poi, come per esempio il fatto che si vede benissimo che ad alcune persone non gliene frega nulla di ciò che stai dicendo perché si guardano intorno, etc. (poco male, smetto di parlare e mi fai solo un favore), non riesco a tollerare le persone che si credono chissà chi.
Sono circondata da gente che si crede particolarmente bella, intelligente, profonda. Siamo in sette miliardi, non sei nessuno, vorrei dir loro. Ma queste persone hanno fatto quella facoltà quindi si sentono più intelligenti, quegli altri si son convinti di esser dei geni del disegno perché in accademia prendono trenta (che poi basta leccare il culo e il trenta ce l'hai, ma mi sa che ne avevo già parlato) o perché qualcuno ha detto loro che son bravi o chissà perché. Ci sono persone che si ritraggono costantemente nei propri fumetti. Io l'ho fatto in due occasioni: in una per dare un volto abbastanza idiota ad un angelo scemo ed obeso, nell'altra nel fumetto di due pagine che pubblicherò a seguito, poiché tratta di un'esperienza personale. Sono stufa, mi sembra che queste persone ti vogliano dire che loro sono interessanti. Mi spiace, non lo siete.
Almeno per me.Non sono interessanti quelle persone che stanno comprando casa e te lo sbattono continuamente in faccia come a dire "sono arrivato". Mi verrebbe da dir loro che hanno appena inziato. Vent'anni, se ti va bene. O quelli che hanno un lavoro. Il lavoro si trova, ci vuole avere costanza, viglia di lavorare e le capacità. Parliamone tra dieci anni.
Un altro tipo di narcisismo spinto è quello che spinge le persone a vedere che disegni e a chiederti immediatamente un ritratto. Io non chiederei un ritratto, ho ben presente come son fatta, cavolo, chiederei qualcosa di più interessante della mia faccia. Ancora, detesto quelle persone che pubblicano quattromila foto su facebook di se stessi. Quando va bene ci sono album interi su loro stessi, quando va male (lo trovo avvilente) ti mostrano qualcosa (cane-gatto-pappagallo-amici-cibo-bevande-locali) per mostrati loro stessi ma senza renderlo troppo palese. Se mi vuoi mostrare il pappagallo mostrami il pappagallo, con te vicino cosa devo farci, trovare le sette differenze?

Ultima riflessione va alla noia. Due sere fa non avevo voglia di fare nulla. Non capita spesso, di solito voglio impiegare il mio tempo e mi rimprovero quando mi rendo conto di non averne abbastanza per fare tutte quelle cose in una giornata sola.
Oltretutto di mio ho molta difficoltà ad annoiarmi, perché da brava amante del disegnar fumetti, spesso la mente vaga e il tempo passa (ottimo metodo quando si è sulla sedia del dentista!)... Eppure due sere fa mi sono annoiata perché, appunto, non avevo voglia di fare nulla. Ed è stato illuminante. Penso a volte sia necessario trovare il tempo anche per annoiarsi. Non bisognerebbe demonizzare la noia, è un ottimo modo di capire come si vorrebbe/dovrebbe/potrebbe impiegare il proprio tempo, ma ci si regala anche quel momento per sé, senza dover fare qualcosa solo per non sentirsi inutili. Respirare, guardarsi attorno, annoiarsi. Una volta tanto va fatto. Senza imbarazzi.
E ora i disegnuzzi. Un po' di My Stupid Sketc e due tavole quasi incomprensibili ma che ho fatto solo perché avevo voglia di farle. Sensazione a dir poco splendida. Mi mancava.
















sabato 18 maggio 2013

Disegni buffi e Discorsi Nonsense. In arte: "perdonatemi, è l'ora".

Per cominciare questo post, stavolta, parto dai disegni. Più precisamente dai miei idiotissimi My Stupid Sketch... Qualunque cosa mi faccia ridere la trasformo in vignettine. Un po' per esercizio personale e un po' per far si che le persone accanto a me pensino che sto ridendo per qualcosa contenuto nel quadernino che fisso intensamente, non perché sono completamente scema.





Comunque,
ieri sera ho avuto la fortuna di presenziare alla presentazione di un libro accolto molto calorosamente dal pubblico, che c'entrava qualcosa con le chiese nella zona di Grenoble. Ora, già di mio non sono una persona particolarmente spirituale, se in più mi parlano di chiese con un francese ottimo e assolutamente inaccessibile per il mio misero vocabolario... Beh, nessuno potà biasimarmi di aver apprezzato molto l'aperitivo subito dopo le chiacchiere! E' stata una serata davvero bella, di quelle che ci si ricorda perché a modo suo è stata strana, così strana che vale per forza la pena tenerla a mente. Io e la mia collega/omonima, alla fine della presentazione, ci siamo infilate nel furgone del ristoratore di fiducia del nostro tutor. Con una guida a dir poco sportiva sfrecciavamo nel centro città notturno tra i Rollin'Stones e i suoi racconti di quando viveva a New York. Il tutto per catapultarci in un vernissage di un paio di mostre d'arte contemporanea su street art e disegni con colori simili a tatuaggi appena fatti. Nemmeno roba troppo brutta a dire il vero, ma senz'offesa, di (quasi) chiunque sia la firma sopra il foglio, 3500€ per un disegno su A4 sporcato di caffè e inchiostri di vario genere non li spenderei. Invece se mai avessi molti soldi da buttar via, allora li investirei in un tavolo del ristorante di questo ristoratore (di cui ancor oggi non ho capito il nome poiché lo dice sempre carico di adrenalina, mangiandosi le parole.) che ha ben pensato di aprire un locale a Saint Egrève di cucina tipica, vicino un lago minuscolo. Il ristorante, per amor dell'ovvio, si chiama qualcosa come "piccolo lago", ma va bene così. Al suo interno, a parte la grande terrazza di cui una buona metà ha il vantaggio di essere all'ombra, ci sono questi tavoli. Normalissimi, quadrati. Come quelli che normalmente si comprerebbero in un mercato delle pulci, o molto più semplicemente si potrebbero trovare vicino un cassonetto della spazzatura. Ebbene Egli ha ben pensato di far dipingere ogni tavolo da artisti famosi che, probabilmente grazie al suo amore per il collezionismo, ha conosciuto negli anni. Alcuni di quesi tavoli sono semplicemente stupendi e se avessi avuto la macchina fotografica senza troppi imbarazzi gli avrei chiesto di scattare un paio di foto, ma so bene che comunque non avrebbero potuto rendere in egual misura. I colori, con la trama del legno ruvido, davano una sensazione di bellezza che poteva creare solo l'artista attaverso il contatto con quel materiale. Assolutamente indescrivibile.
A parte tutto questo, la vita scorre rapida qui, e già sento che mi sto affezionando ai posti, alle giornate, ai miei momenti. Temo che come accade a volte per Trieste e a volte per Modena ma ogni giorno per Oslo, sentirò la nostalgia di questi luoghi. Ovviamente, io che faccio della nostalgia la mia bandiera, ne sono compiaciuta, ma mi rendo conto che non c'è nulla di normale in questo. Mi mancherà la persona che sono adesso. Perché a volte mi imbarco in discorsi nonsense in un francese stentato solo per essere partecipe della serata. Esco quando voglio uscire, non è necessario che debba fare questa o quell'altra cosa. Ho il fiume a due passi, e quasi una volta al giorno voglio poterlo vedere, un fiume. Disegno, scrivo, ascolto la musica nei tram rischiando di perdere la fermata. Sto cercando di farmi meno problemi su quello che le persone potrebbero pensare visto che spesso e volentieri dico solo "oui" per far capito che ho capito. Vai pure avanti col discorso, ti seguo, ma se mi metto a risponderti secondo me m'inceppo. Mi faccio meno problemi sul essere una brava amica perché da quando sono partita ho sentito spesso persone che normalmente si facevano sentire una volta al mese, e allora non voglio condividere troppo questo mio momento. è il mio momento, e vorrei mi restasse attaccato alla pelle in tutta la sua intensità. Non voglio condividere troppo, perché forse se lo facessi perderei un po' di vita a Grenoble.. Idee strane, so che non è così, ma cosa posso farci? La settimana prossima tornerò a Modena. Tralasciando il fatto che sono felice di rivedere le mie persone, un po' mi spiace anche. Perché la Bobine mentre sta per calare il sole è un pub ottimo e la location, che poi è solo un parco, mi piace. Respiro Grenoble, lì, ovunque e non mi basta mai.
Cambiando totalmente registro, per motivi differenti oggi ho fatto una riflessione riguardo ai bambini. La maggiorparte di essi sono estremamente ed innaturalmente diffidenti. E' chiaro, non accettare le caramelle dagli sconosciuti-non parlare con gli sconosciuti-non salire in macchina con gli sconosciuti. I bambini crescono con questa paura dello sconosciuto, quasi non fosse ovvio che qualunque persona che si vada a conoscere, prima era nient'altro che uno sconosciuto. Chiaramente il mondo è brutto e cattivo, pieno di malintenzionati e quant'altro, ma è anche vero che non tutto il mondo è così, e forse c'è più del bello di quanto non si voglia vedere. Stando con la mia collega, per esempio, ho approfondito il discorso del covoiturage e del couchsurfing. Il primo è fondamentalmente l'autostop organizzato grazie ad un sito. Una persona va nello stesso posto dove dovresti andare tu, e piuttosto che andarci in bus o in treno o in aereo, smezzi le spese del viaggio in macchina e vai. Il secondo è più complicato: ci sono diverse persone che hanno una casa grande, a volte con un divano o una stanza disabitate. Queste persone ospitano, sempre con un meccanismo di sito web mediato, i viaggiatori completamente gratis. Dunque a conti fatti chiunque può permettersi di viaggiare low cost senza dover sborsare cinquantoni come ridere per un albergo o ancor peggio un b&b di bassa lega. Ecco, questi sistemi in Francia funzionano benissimo. Senza voler mettere in dubbio che magari ci sarà stato qualche episodio spiacevole, qui questo genere di iniziative possono funzionare perché le persone ci credono e hanno fiducia. In Italia forse una cosa analoga farebbe fatica a decollare perché veniamo continuamente inondati da cattive notizie e "sai che il figlio del collega del cugino del nonno del ex vicino di casa del cane dell'amico di uno che non ho mai visto è stato stuprato?"... Non dovrebbe essere così, perché se poi si ama viaggiare anche solo per un paio di giorni, si ama un po' di avventura e magari, perché no, fare nuove amicizie, bisognerebbe avere la mente un po' più aperta. Le paure dei genitori spesso e volentieri diventano il terrore dei figli. Sentimenti moltiplicati all'ennesima potenza, quando in realtà con qualche precauzione di dovere ogni cosa potrebbe diventare semplice e uno splendido ricordo. Poi è chiaro, per quanto riguarda il couchsurfing io avrei dei problemi più che altro perché odio essere ospite, in generale, anche di amici o fidanzato. Però è anche vero che non si può sapere finché non si prova. Mentre per il covoiturage... Gente! Parliamoci chiaro, la benzina costa, l'autostrada pure e c'è la crisi. Se c'è qualcuno che può amortizzare i costi e magari non farti annoiare durante un viaggio, mi sembra più che accettabile! Insomma, vorrei incoraggiare i miei eventuali figli, in un eventale futuro, a non avere troppi pregiudizi, e a non precludersi delle opportunità per paura di questo e quello. La paura non fa bene a nessuno e la vita ci mette già abbastanza spesso di fronte la paura... Di non riuscire ad arrivare a fine mese, di non vivere abbastanza da dire alle persone quanto le si ami, che quelle persone muoiano.... E l'estraneo per quanto estraneo possa essere, di certo queste paure le ha anche lui.

Poi come dice mia madre, "quando sarai madre capirai". Forse è vero, ma se poi le cose cambiassero e diventassi paranoica e ossessiva, allora spero proprio di non capire assolutamente nulla.

 Ritratto "mangoso" di una mia amica in versione gatto.

Ritratto pinguinoso+caffeinomane+pinguinomane di me stessa. Nonostante l'aria truce mi ci rivedo parecchio e mi fa ancora sorridere...

Copertina di un capitolo del mio fumetto comico "Funny Angel". Prendo in giro (stavolta) le riviste patinate di gossip e varietà. La protagonista del mio fumetto è la stessa della copertina, sebbene nella realtà sia cicciona e poco aggraziata, photoshop fa miracoli pure in Paradiso.


Goodnight


mercoledì 15 maggio 2013

Settimo piano, stanza 708 (per un numero, non sono Nana)

Avevo preparato tutto un post sul mio primo giorno a Grenoble, ma arrivata al mio diciassettesimo giorno di permanenza mi sembrava sciocco pubblicarlo. In una settimana di ferie ho girato in lungo e in largo Grenoble e Saint-Martin d'Hères, dov'è situato il campus in cui alloggio. La cosa veramente stupefacente di Grenoble sono i suoi particolari. Dopo giorni che non faccio che guardarmi attorno, scopro ancora dei dettagli, dei particolari che mi fanno sobbalzare. Ora, non prendetelo per oro colato, io sono una che sobbalza per poco: una sera, per esempio, andando a vedere com'è la night life di Grenoble, mi sono imbattuta in una decorazione su un palazzo. Aveva dei cervi, somigliava un po' alle pitture rupestri ma fatta meglio.
Ho rischiato di perdere il tram per farle una foto.
A parte questo, la prima giornata tra hotel e primo giro d'esplorazione è andato tutto piuttosto bene. Adoro perdermi in una città nuova, quindi non avevo il panico del "omioddiodovecavolosono?". Cartina alla mano, e male che vada chiedo informazioni nel mio francese molto approssimativo ma che si fa capire. Il secondo giorno c'è stata la trasferta allo studentato e non è stata una bella esperienza. Siccome non avevano preventivato che sarei arrivata un paio di giorni prima (sebbene gliel'avessi comunicato tre settimane in anticipo), le addette mi hanno messa in un monolocale al piano terra.
Questo monolocale non so di chi fosse, ma ero interdetta dal toccare qualunque cosa... Passi, visto che dovevo starci appena un giorno e mezzo. Peccato che la notte io non avessi coperte, lenzuola, un cuscino e facesse un freddo assassino poiché i termosifoni non funzionavano. Avrei voluto scappare a gambe levate... Quell'incubo, oltretutto, sembrava uscito da una foto del catalogo Ikea. Era tutto arredato Ikea, persino i piatti e le stoviglie (intoccabili) erano Ikea. Al che, quando qualche giorno dopo ho scoperto che a pochi passi da qui c'è un Ikea non ho avuto il coraggio di andarci.
I giorni successivi sono trascorsi abbastanza in fretta tra il disegnare per l'esame di Fumetto Umoristico, fare i compiti lasciati dai prof di sceneggiatura, camminare dalle 3 alle 7 ore al giorno e sperimentare la palestra nel sotterraneo.
A Saint-Martin d'Hères, che è fondamentalmente un microcosmo studentesco, c'è una stupenda passeggiata lungo fiume e ancora una volta mi ritrovo incantata a guardare l'acqua che scorre. A Grenoble la città è percorsa dal fiume ed è uno dei motivi che me l'hanno fatta amare ancora prima di conoscerla. Dall'altra parte del fiume, rispetto al centro, c'è una via dedicata ai ristoranti etnici, tra cui ovviamente si sprecano pizzerie con nomi improbabili riferiti all'Italia. Già che c'ero, pregna di un masochismo che a volte mi sconfigge, ho ben pensato di andare anche sulla funicolare in direzione Bastiglia.
Partendo dal fatto che soffro di vertigini e sono stati i cinque minuti più lunghi della mia vacanza, c'è anche da dire che lissù faceva ancora più freddo che vicino al fiume (ovviamente), e la Bastiglia altro non è che un ristorante + negozio di souvenir (chiuso) con intorno mura antiche. Aggiungiamoci poi che arrivata lissù il panorama era veramente offuscato causa pioggia... sono stati 5€ buttati nel gabinetto. Pazienza.
Ad ogni modo devo dire di non potermi lamentare... Salvo casi eccezionali (per esempio cassiere del supermercato o la tabaccaia che vende gli abbonamenti del tram) ho avuto la fortuna di avere a che fare con persone gentilissime. Il sabato prima di cominciare a lavorare, addirittura, sono andata a vedere dove fosse la casa editrice dove farò il tirocinio, per calcolare un po' le tempistiche di viaggio e non arrivare in ritardo... Non sapendo dove fosse la via ho chiesto informazioni una volta arrivata a Saint-Egrève... Un ragazzo si è messo a cercare su internet sia dal computer che dal cellulare per dirmi dove fosse (ovviamente era la via dopo quella dove mi trovavo).
La settimana dopo è cominciata alla grande. Ero a dir poco entusiasta di cominciare il tirocinio. Il mio tutor in azienda, Michel, è una persona alla mano. Gentile, molto spiritoso e amante del buon disegno. E' una di quelle persone che ti fanno capire da ogni parola quanto amino il proprio lavoro, e credo che al giorno d'oggi non ce ne siano poi molti cosi.
Ho trascorso dunque una settimana a lavorare con photoshop e indesign, che per fortuna conosco un po', e ad uscire con la collega italiana ed i suoi amici francesi, così da abituarmi se non altro un po' alla parlata. Qui i ragazzi fanno molto cameratismo. Si conoscono senza fatica, escono insieme, si organizzano. Ieri, per esempio, c'è stato un pic nic in un parco e tutti portavano qualcosa da mangiare. Venti persone che in comune avevano relativamente poco (couchsurfer+imbucati tipo me) ma che riuscivano a comunicare tra di loro. Chi in inglese, chi in francese e chi a gesti (io). Sono ancora un po' destabilizzata dal modo che qui hanno di baciarti senza conoscerti. I due bacini sono d'obbligo. E dire che l'Italia per definizione è un paese di gente "calda".... Io già a dare la mano mi sentivo calorosa.
Comunque a conti fatti questa si sta rivelando un'esperienza molto bella. Peccato per lo studentato che abbia sempre dei problemi (cose che cadono perché sono incastrate anziché avvitate, rumori notturni, internet installato dopo venti giorni..), e che si faccia pagare molto, a mio avviso, per quel che da. A settembre vedrò di trovare qualcos'altro.
Inoltre dall'Accademia arrivano notizie bizzarre, ovviamente tutte insieme e ovviamente che mi mettono in una posizione difficile: il workshop obbligatorio con Igort (primo che apprezzo da quando ho cominciato l'Accademia), il rimborso dell'Erasmus che se arriva dopo un mese sono anche fortunata. Grazie tante, potevate dirmelo prima di partire.
Eppure il vivere da sola e in questa zona tranquilla, mi fa accettare tutto con uno spirito migliore.
Spero di continuare così. Avevo pensato di venire qui e riflettere sui miei difetti, sulle cose che mi hanno fatto divenare una persona più forte ma che apprezzo meno. E ora ci stiamo lavorando. Spero vivamente di ottenere qualche risultato. Ma la mia frase in questo periodo è "sono ottimista". E ottimismo sia.


My stupid Sketch

domenica 28 aprile 2013

Ebbene, la Francia

Sono in Francia da qualcosa come 9 ore ed un po', ma fin dalla prima ora ho pensato che Grenoble mi piaceva e non poco. Potrei stare a parlare di cose abbastanza ovvie come per esempio le montagne tutt'intorno e i palazzi decorati, ma le prime due cose che mi hanno colpito di questa città sono state l'assoluta cordialità di ogni persona con la quale abbia interagito (una commessa di un negozio di panini mi ha regalato uno dei coockie più buoni che io abbia mai mangiato!) e i glicini. Grenoble ne è piena, dunque io l'assocerò sempre ai glicini. Ad occhio e croce non credo sia una città enorme, eppure è ricca, ci si può perdere nelle vie secondarie che però hanno ognuna qualcosa di caratteristico. L'unico reale problema della città che ho notato sin da subito è l'assenza del semaforo giallo che in più occasioni mi avrebbe evitato di prendermi dei gran spaventi, ma in genere spero di mantenere queste impressioni più che positive. Grenoble è piena di parchi, ha dei fiumi ed una stradella dedicata all'Italia così qualunquista da far sorridere, e io sorrido.
A parte ciò, nelle ultime settimane mi sembra di non aver avuto una vita... Sono andata a Trieste per salutare i miei cari, ho preparato valige da trascinarmi dietro e cartoni da lasciare a casa a Modena, ho pulito un paio di volte la mia stanza per lasciarla libera alla nuova coinquilina, disegnato, mi sono messa in pari con gli esercizi di sceneggiatura e salutato le persone di Modena. Mi rendo conto che per quanto abbia un rapporto di amore/odio con Modena, il fattore amore prevale. Ma lo fa unicamente per le persone di cui sono circondata. Ho trovato lì persone davvero stupende, persone che a Trieste dopo 22 anni non pensavo nemmeno che esistessero. E allora a cena con quelle persone lì non ero poi così convinta di voler andare via. Ma eccomi qui. Comincia la mia esperienza lavorativa al servizio del fumetto. Spero sarà qualcosa di straodinario, io ce la metterò tutta affinché ciò avvenga.

Qui, in ogni caso, c'è l'ultimo dei miei fumetti brevi. Chi è interessato, se ne ha il piacere, lo legga.

Buona notte!

Fumetto

lunedì 15 aprile 2013

La burocrazia e altri scempi

C'è chi dice che l'Italia sia il paese più burocratico al mondo. Io non fatico a crederlo.
Ho fatto più carte per un tirocinio di tre mesi di quante all'estero ne avrei potute fare per ottenere l'eutanasia, e senza nemmeno lo stesso sollievo nel finale. La verità è che se penso a me in Francia, mentalmente mi ritrovo a saltellare felice, ma poi c'è la burocrazia che ti dice "aspetta a ridere, idiota, ci sono io qui" e io non rido più. In queste ultime due settimane ho vissuto nell'angoscia di professori che caricavano di roba da fare e puntavano il dito nella mia direzione (credo sia tutto un mio film) perché devo interrompere prima degli altri l'anno accademico e quindi devo darmi una mossa... E poi la burocrazia legata alle mie TRE assicurazioni, che mi fa pensare che qualcuno non ha ben chiaro che non parto per l'Afghanistan... Per non parlare dell'appartamento etc. dove vogliono bonifici su bonifi, ma anche assegni e un pezzettino d'anima. Insomma, sarei stata anche tentata di mandare tutto al diavolo, ma siccome ho spostato mari monti e pure qualche universo per andare a Grenoble a lavorare non pagata, alla fine io ci vado. E basta. Manca pochissimo, per la precisione 13 giorni, e non mi sembra vero. Nel frattempo ho disegnato quattro tavole di tesi e sei di fumetto umoristico. Come sempre mi ritrovo assorbita dal fumetto umoristico. Mi piace, mi diverto. Scrivo le cose che fanno ridere me, cose demenziali, non volgari, ma semplicemente stupide quel poco di più di quanto non lo potrebbe essere la realtà.
A parte questo mi ritrovo ad essere già maledettamente nostalgica per questo piccolo mondo che mi sono creata a Modena. Le persone che ho conosciuto in quest'ultimo anno; i rapporti più vecchi che sono evoluti nel corso del tempo; la mia stanza piccolissima che all'inizio mi faceva pensare "qui ci starò poco" e ci sono stata tre anni, e ora me la porterei sempre nello zaino... Si, sono nostalgica e penso che tutto questo mi mancherà. Ma quando sarò poi qui mi mancherà Grenoble. Un loop da cui è difficile uscire.
Ad ogni modo è spuntata d'improvviso la promavera, con un cielo che più azzurro non si può. Ho visto Ravenna, e ho pensato di desiderare ardentemente i tramonti sul mio mare. Li vedrò a breve perché martedì tornerò a casa a Trieste, e anche lì lascerò un pezzetto del mio cuore, un po' come Pollicino faceva con le briciole, così da sapere sempre come tornare nei mie luoghi speciali.

Citazione di "Casablanca" sul fumetto umoristico.

Tavole dal fumetto serio